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CENNI STORICI

Le origini

L’alta Val d’Alpone fu abitata già in epoca preistorica da popolazioni, forse, di origine danubio-balcanica, ma le prime testimonianze risalgono al mille a. C. quando, sulla cima del monte Purga, sorgeva un “castelliere”, una sorta di villaggio fortificato, circondato da grandi muri a secco e palizzate. E’ confermata poi l’esistenza nella zona di stazioni romane, che si consolidarono nel periodo medioevale; attorno all’anno mille Bolca (il nome deriva dal latino “bubulca”) faceva parte dei possedimenti di un convento di Eremitani Agostiniani.
Nel tredicesimo secolo il castello di “Bubulka cum Vulpiana”, proprietà dei signori Mezzagonella, fu conquistato da Mastino I° della Scala, che sconfisse Ludovico da San Bonifacio nell'ambito delle guerre tra Guelfi e Ghibellini (1269-1270), e quindi annesso ai territori del comune di Verona, per diventare comune autonomo nel 1326 a seguito di un editto di Cangrande della Scala.
Il paese non fu strettamente interessato dall’arrivo dei coloni bavaresi (i cosiddetti “Cimbri”) che nel XIII° secolo si insediarono nell’alta Lessinia, ma la presenza per un certo periodo anche di un parroco di lingua tedesca, accanto a quello di lingua italiana, è la testimonianza di un influsso ben più che marginale. Nel 1387 la zona passò ai Visconti di Milano e dal 1410 venne inserita nei territori della Repubblica di Venezia, dove rimase fino all'avvento di Napoleone (1797) quando entrò a far parte del “Distretto della montagna”.
La visita dell’imperatore d’Austria Francesco I°, che si fermò tre giorni a Bolca, segnò il passaggio all’Impero asburgico e poco più tardi (1821) il comune, aggregato al regno Lombardo-Veneto, venne chiuso dopo cinque secoli di storia autonoma. Bolca fu unita a Vestenanova, mentre Volpiana divenne una frazione del comune di Crespadoro (Vicenza).
Tragicamente memorabili furono le pestilenze del 1511, del 1575 e quella del 1630 “per contagio portatoci dai feroci Alemanni” come puntualizza don Paolo Peroni in una sorprendente descrizione lasciata nell’archivio parrocchiale.

Il Paradiso dei Paleontologi

Al 1555 risale il primo documento sui fossili bolcensi per opera del botanico senese Pietro Andrea Mattioli; da allora gli scritti, come le collezioni pubbliche e private, si moltiplicarono senza sosta, a conferma di un interesse crescente da parte di studiosi, uomini di cultura ed appassionati di fenomeni geopaleontologici.
Verso la fine del diciottesimo secolo il paese assurse a grande notorietà grazie alle miniere di “litantrace”, sfruttate anche da compagnie estere a livello industriale, la cui attività proseguì a cadenza periodica per circa due secoli, cessando definitivamente nel 1954.
Durante il primo conflitto mondiale Bolca si trovò a vivere con particolare intensità le vicende belliche per la sua vicinanza alla zona dei combattimenti, mentre nell’ultimo periodo della seconda guerra mondiale fu al centro della lotta tra partigiani e nazifascisti.
Si dedicò quindi alla difficile ricostruzione, mentre una larga parte della popolazione fu costretta ad emigrare in Sud America, nell’Europa centrale e nel triangolo industriale, dimezzando il numero di abitanti che aveva superato le 1.100 unità.

Le miniere di litantrace

Una pagina significativa, ma poco nota, della storia di Bolca è rappresentata dalla scoperta e dallo sfruttamento del “carbon fossile”, che ha interessato anche altre località dell’alta Val d’Alpone e della Lessinia. Qui, tuttavia, esisteva il giacimento più esteso dell’intera provincia e suscitò clamore grazie alla “memoria” lasciata dal conte Ignazio Bevilacqua Lazise per conto dell’Accademia di Agricoltura di Verona (1817), il quale rivolse un invito accorato all’Imperatore affinché provvedesse ad un razionale sfruttamento di una risorsa in grado di portare ricchezza alla zona.
L’estrazione iniziò verso la metà del 1700 ed interessò imprenditori italiani ed esteri (ne è rimasta traccia nella “galleria degli inglesi” in località Loschi), richiamando manodopera anche dalle vallate vicine. Accanto alle miniere (una ventina in tutto nel periodo di maggior sviluppo) operavano fornaci per la calce (calcàre).
Nelle gallerie furono rinvenuti parecchi esemplari fossili, tra cui il famoso “crocodilus vicetinus”. La lignite di Bolca trovò una molteplicità di usi, dalla filatura della seta al riscaldamento, ma soprattutto fu utilizzata nelle industrie di molte città del nord Italia, ma anche come combustibile per le navi a vapore.

Il grande flusso turistico

Il rilancio economico, avvenuto con il turismo, favorì un’autentica esplosione di interesse per Bolca, ed i suoi tesori unici al mondo, e portò alla nascita dell’AIAB (Associazione Internazionale Amici di Bolca) nel 1967, alla prima Festa dell’Amicizia (diventata poi Festa della Paleontologia e della Montagna) nel 1968, alla costituzione della Pro Loco Bolca (1970), alla realizzazione del primo Museo dei Fossili (1971) ed al gemellaggio con la città bavarese di Eichstätt (1973), conquistando pagine sui giornali di tutto il mondo, dall’America alla Cina, dal Giappone all’Australia, e richiamando visitatori da tutti i continenti (nella foto l'Ambasciatore della Cina Popolare in visita al museo).
In poco tempo divenne un “fenomeno mediatico” di portata tale da suscitare l’attenzione di università americane. L’interesse si affievolì negli anni novanta, in conseguenza del blocco degli scavi, per ritrovare nuovo slancio con l’apertura, nel 1996, del nuovo Museo dei Fossili, e successivamente con le campagne di scavi condotte sul versante est del monte Postale e con i lavori di sistemazione dell’area della Pessàra.

Il gemellaggio con Eichstätt

Nel 1973, a coronamento di due anni di contatti e di incontri, fu ufficialmente siglato il “Gemellaggio fra Eichstätt-Solnhofen e Bolca-Vestenanova” dall’oberbürgermeister Hans Hutter e dal sindaco Giovanni Battista Caltran, prima in Italia e qualche mese dopo in Germania. Obiettivo dell’iniziativa quello di unire nel segno dell’amicizia e della cultura le due città considerate le “capitali mondiali” dei fossili del terziario, ma anche aprire nuovi spazi di dialogo e di comprensione a livello europeo dopo i tragici eventi legati alla seconda guerra mondiale.
Nel territorio di Eichstätt (Baviera) esistono fossili, seppur di epoca precedente (150 milioni di anni), straordinari per varietà e valore scientifico. Il più famoso è senza dubbio l’Archeopterix. I rapporti e gli scambi tra le due località sono proseguiti con particolare intensità e vivacità; alla città gemella Bolca ha intitolato una piazza del centro. Il gemellaggio è stato rinnovato in occasione del trentennale (2003).

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